Segretaria Pelecca, ASM Rieti oggi viene indicata come una delle esperienze più avanzate in Italia sul fronte della partecipazione dei lavoratori, motivo per il quale ha recentemente ottenuto anche il riconoscimento del CNEL con il ‘bollino della partecipazione’. Vorrei partire dall’inizio: quando avete compreso che la municipalizzata reatina poteva diventare un vero laboratorio nazionale di democrazia economica e quali sono stati i passaggi decisivi che hanno portato all’ingresso di un lavoratore nel Consiglio di amministrazione?
Il percorso non nasce all’improvviso ma da anni di lavoro sindacale fondato sul dialogo, sulla responsabilità e sulla convinzione che i lavoratori non debbano essere considerati semplici esecutori ma protagonisti della vita aziendale. La vicenda di ASM, Azienda Servizi Municipali di Rieti, si colloca dentro un percorso nazionale che ha riportato al centro l’attuazione dell’articolo 46 della Costituzione, secondo cui la Repubblica italiana riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge, alla gestione delle aziende. Su questo terreno, la CISL nazionale ha promosso una proposta di legge di iniziativa popolare sulla partecipazione dei lavoratori al lavoro e all’impresa: l’iniziativa è partita nel giugno 2023 ed è stata sostenuta da oltre 375.000 firme. La proposta si fonda sull’articolazione di quattro principi cardine: la partecipazione organizzativa, con il coinvolgimento dei lavoratori nei processi produttivi, quella gestionale, con la presenza e rappresentanza negli organismi decisionali, l’economico-finanziaria, attraverso forme di coinvolgimento negli utili e nel capitale e, infine, la partecipazione consultiva, che rafforza informazione preventiva e confronto. L’obiettivo dichiarato è quello di promuovere una democrazia economica, la qualità del lavoro, sicurezza, produttività e salari, superando modelli esclusivamente conflittuali nelle relazioni industriali. A Rieti abbiamo trovato un terreno sicuramente fertile, perché il sindaco Daniele Sinibaldi, già prima dell’approvazione al Senato della Legge 76 del 2025 “Disposizioni per la partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese”, aveva manifestato la volontà di procedere in tal senso proprio in ASM. Certo, la costruzione di un clima di fiducia tra azienda, lavoratori e istituzioni da una parte, e la volontà politica e amministrativa di credere in un modello innovativo dall’altra, hanno fatto la differenza per trasformare quello che era un principio teorico in una scelta concreta con l’elezione del rappresentante dei lavoratori nel CdA avvenuta lo scorso 24 febbraio, una data storica non solo per Rieti ma per tutto il Paese.
La partecipazione dei lavoratori alla governance aziendale rappresenta una svolta culturale prima ancora che organizzativa. Qual è stata la visione strategica che ha guidato questo percorso? Quali obiettivi vi eravate posti come CISL e quali soggetti hanno avuto un ruolo determinante nella costruzione di questo modello?
La nostra visione è sempre stata molto chiara: superare una concezione esclusivamente conflittuale delle relazioni industriali e costruire un modello in cui il lavoratore sia parte attiva delle scelte strategiche dell’impresa. Partecipazione significa innanzitutto una responsabilità condivisa, maggiore qualità delle decisioni e compimento della coesione sociale. Questa la base teorica. Ma poi il tutto va calato nella realtà, va seminato fra le lavoratrici e i lavoratori, senza i quali non sarebbe stato possibile fare nulla di tutto questo. In questo percorso, infatti, dobbiamo sempre avere molto chiaro che i lavoratori che hanno creduto nel progetto sono stati fondamentali. A loro fanno seguito il management aziendale e il Comune di Rieti che hanno scelto di sostenere un’idea moderna di governance. Il nostro obiettivo è e rimane ambizioso, ovvero rafforzare la democrazia economica, migliorare il clima interno, valorizzare le competenze delle persone e rendere più forte l’azienda. Azienda che, non dimentichiamolo, è al servizio della cittadinanza per quanto riguarda l’ambiente, la salute e la mobilità, non proprio dei temi secondari. Rendere i lavoratori più protagonisti dell’organizzazione dell’azienda significa quindi rendere servizi migliori anche a tutti i cittadini perché quando le persone vengono coinvolte nei processi decisionali, il clima aziendale cambia, cresce il senso di appartenenza e si rafforza la responsabilità collettiva. La partecipazione non è un costo ma un investimento strategico che migliora la qualità organizzativa, dentro e fuori il perimetro aziendale.
Dalle sue parole emerge il concetto di “superamento del conflitto” a favore di una governance condivisa. Come si costruisce concretamente un modello di relazioni industriali partecipative? Ci sono stati momenti di difficoltà o resistenze da superare?
Naturalmente sì. Ogni cambiamento importante porta con sé dubbi, resistenze e anche timori. La partecipazione rompe schemi consolidati e chiede a tutti uno sforzo culturale. Però noi abbiamo sempre sostenuto che il conflitto fine a sé stesso non produce crescita e abbiamo sempre lavorato a fianco dei lavoratori. Nel caso di ASM, per esempio, insieme alla Fit Cisl Lazio, la nostra federazione di categoria presente in azienda, abbiamo tenuto un’assemblea con le lavoratrici e i lavoratori per discutere di questo passaggio: il modello partecipativo, quindi, non è stato “calato dall’alto”, ma è stato un processo condiviso con tutti i lavoratori. Solo successivamente, e nel rispetto del regolamento e della normativa di legge, si è proceduto con l’autocandidatura della rappresentante dei lavoratori che poi, il 24 febbraio, è stata eletta. Questo cosa significa? Che costruire relazioni industriali partecipative apre spazi di confronto vero, condivide informazioni, coinvolge i lavoratori nei processi strategici e crea fiducia reciproca. Che non vuol dire, attenzione, rinunciare al ruolo cardine del sindacato ma proiettarlo in una dimensione più completa, avanzata e matura. Il sindacato non abdica alla propria vocazione di tutela dei lavoratori ma lo fa, anche, contribuendo a costruire soluzioni e prospettive di sviluppo.
Parlando di protagonisti, che ruolo hanno avuto i lavoratori in questo processo?
Un ruolo decisivo. Perché deve essere chiaro a tutti, anche ai detrattori che in questo processo di modernizzazione delle relazioni industriali non credono e non vogliono crederci perché scardina vecchi modelli conflittuali per noi del tutto anacronistici, che nulla sarebbe stato possibile senza il coinvolgimento diretto delle lavoratrici e dei lavoratori, e il loro consenso: la partecipazione funziona davvero solo se le persone credono nel progetto, diversamente è carta straccia. Ed è anche per questo che l’elezione della rappresentante dei lavoratori nel Consiglio di amministrazione ha avuto un valore molto forte anche dal punto di vista simbolico: ha dato voce diretta a chi ogni giorno vive l’azienda e contribuisce al suo funzionamento. Le dico solo che in ASM gli aventi diritto al voto erano 132 e i votanti sono stati 93. Su questi, in 80 hanno espresso il proprio voto favorevole e hanno eletto la loro rappresentante, una lavoratrice, cosa che per me è motivo di orgoglio e soddisfazione ulteriore. Direi che è un bellissimo risultato, anche nei numeri.
Lei ha definito ASM un “modello per la nazione”. Cosa significa e perché?
Che ASM sia una best practice di livello nazionale non lo dico solo io. Lo dice anche un Ente titolato a farlo dalla Legge 76/2025, ovvero il CNEL, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, che ha assunto un ruolo operativo e strategico centrale, diventando il fulcro istituzionale per l’attuazione dell’Articolo 46 della Costituzione. Tra i suoi compiti principali il monitoraggio degli accordi tra aziende a lavoratori, grazie anche alla Commissione Nazionale Permanente che analizza l’andamento della partecipazione. Successivamente, esprime una certificazione delle imprese che adottano positivamente questo modello rilasciando il ‘Bollino CNEL’ e, parimenti, offre supporto tecnico per integrare la partecipazione nei contratti collettivi. ASM si è distinta perché non si è limitata ad aderire formalmente alla legge ma l’ha interpretata nel modo più avanzato possibile. Qui la partecipazione è diventata pratica concreta, con l’elezione del rappresentante dei lavoratori nel CdA e con un nuovo approccio alla governance. Il valore dell’esperienza reatina è proprio nella sua concretezza: dimostra che la partecipazione non indebolisce le aziende ma le rende più moderne, più forti e più competitive. Per questo crediamo che il modello possa essere replicato anche altrove.
Il recente bollino che il CNEL ha riconosciuto ad ASM Rieti rappresenta una certificazione importante del lavoro svolto. Che valore ha questo riconoscimento?
Ha un valore enorme. Il CNEL ha certificato ufficialmente che ASM Rieti rappresenta una buona pratica nazionale di partecipazione dei lavoratori. Non è solo un premio simbolico, ma il riconoscimento di un percorso serio costruito nel tempo. Essere inseriti tra le prime realtà italiane premiate significa che il lavoro svolto a Rieti è diventato un punto di riferimento nazionale. È un riconoscimento importante per l’azienda, per i lavoratori, per il territorio e per tutta la comunità.
Come si definisce l’azione sindacale della CISL attraverso il modello partecipativo, fuori e dentro le aziende?
Ci contraddistinguiamo come un sindacato riformista, autonomo e partecipativo e questo percorso rafforza la nostra idea di rappresentanza. Stiamo attraversando una fase di trasformazioni complesse: il sindacato non può limitarsi a reagire ai problemi ma deve evolversi e saper governare i cambiamenti in atto. In questa nuova ottica, quindi, pensare di affrontare le nuove e vecchie complessità senza il coinvolgimento dei lavoratori sarebbe un errore storico imperdonabile. La partecipazione serve proprio a questo: governare i cambiamenti distribuendo opportunità e responsabilità per costruire uno sviluppo coeso e condiviso. Un futuro che già oggi è così gravido di incognite, non si può governare solo con il conflitto, sarebbe come correre avanti guardando sempre indietro con lo specchietto retrovisore. Il modello partecipativo non cancella il conflitto quando necessario ma introduce strumenti nuovi di corresponsabilità e costruzione condivisa delle soluzioni. Le aziende che saranno capaci di coinvolgere i dipendenti nelle decisioni strategiche saranno imprese più solide e capaci di affrontare il futuro.
Guardando al futuro, quindi, e in conclusione, la partecipazione dei lavoratori nel CdA è un punto di arrivo o l’inizio di una trasformazione nuova nel rapporto capitale-lavoro?
È un primo passo. L’ingresso del lavoratore nel CdA rappresenta un passaggio storico, ora l’obiettivo è diffondere questo modello di governance partecipativa a macchia d’olio. Rieti dimostra che questo percorso è possibile ed è solo agli inizi. Auspico che il nostro territorio, a partire da Roma che dovrebbe finanziare questa possibilità con una dotazione specifica e aprire un tavolo di confronto sul tema, possa diventare un punto di riferimento nazionale per innovazione sociale, qualità delle relazioni industriali e valorizzazione delle persone. Noi faremo la nostra parte, consapevoli che la nostra “cassetta degli attrezzi” sindacale oggi è più forte, moderna ed efficace.
[1] Segretaria Generale Cisl Roma Capitale e Rieti.